lunes, 5 de mayo de 2014

Mons. Tomasi: Santa Sede fortemente impegnata contro la tortura, no a confronto ideologico

La Santa Sede è impegnata a combattere la tortura “con l’intenzione primaria di difendere i diritti inviolabili della persona umana”. E’ quanto ribadito da mons. Silvano Maria Tomasi, intervenuto stamani a Ginevra al 52.mo Comitato Onu sulla Convenzione contro la tortura (CAT). Il presule ha tenuto a sottolineare che la Convezione si applica allo Stato della Città del Vaticano ed ha ribadito che è, dunque, fuorviante pensare che la Santa Sede abbia giurisdizione su ogni membro della Chiesa Cattolica. Il servizio di Alessandro Gisotti:

La Santa Sede “considera la Convenzione contro la tortura” uno strumento “valido” per “combattere atti che costituiscono una grave offesa alla dignità umana”. Mons. Silvano Maria Tomasi ha esordito così, ribadendo quanto la delegazione - da lui guidata - apprezzi la Convenzione, alla quale lo Stato vaticano ha aderito nel 2002. Quindi, ha messo in guardia da interpretazioni sbagliate sul raggio d’azione di questo strumento. Riferendosi alla Dichiarazione interpretativa fornita al momento dell’adesione, l’osservatore permanente della Santa Sede all’Onu di Ginevra ha evidenziato che la Convenzione si applica allo Stato della Città del Vaticano, quindi le affermazioni colloquiali che identificano la Santa Sede con la Chiesa sono “fuorvianti”. Va sottolineato, ha detto il presule, che la Santa Sede “non ha giurisdizione” su “ogni membro della Chiesa cattolica”. E dunque “le persone che vivono in un particolare Paese sono sottoposte alla giurisdizione delle legittime autorità di quel Paese”.

“Le autorità statali – ha proseguito – sono obbligate a proteggere e, quando necessario, perseguire le persone sotto la loro giurisdizione”. La Santa Sede, ha osservato, “esercita la stessa autorità su quanti vivono nella Città dello Stato Vaticano in accordo alle proprie leggi”. La Santa Sede – “rispettando i principi di autonomia e sovranità degli Stati” – insiste che l’autorità statale che “ha la legittima competenza agisce come soggetto responsabile della giustizia, riguardo ai crimini e agli abusi commessi da persone sotto la propria giurisdizione”. Ogni individuo, “a prescindere dall’affiliazione ad una istituzione cattolica”, ha detto ancora, “è soggetto all’autorità particolare dello Stato”.

La Santa Sede, ha aggiunto, auspica che “nell’applicazione della Convenzione a tutte le nuove appropriate situazioni”, queste rimangano “nell’ambito della specifica area” della medesima Convenzione. E questo, viene rilevato, perché “l’introduzione di altri temi di cui la Convenzione non tratta” riduce “l’obiettivo originale della Convenzione” e “mette a rischio le situazioni di coloro che sono abusati e torturati”. Di qui il pericolo, ha rilevato mons. Tomasi, che il lavoro del Comitato non solo sia “inefficace, ma perfino controproducente”. L’arcivescovo Tomasi non ha, quindi, mancato di rammentare le numerose prese di posizione, ai più alti livelli, da parte della Chiesa contro la tortura e in particolare attraverso il Magistero dei Pontefici nel Secondo dopoguerra. La Santa Sede, ha affermato, ha promosso e continuerà a promuovere a “livello globale i valori e i diritti umani” che sono “necessari per relazioni amichevoli tra i popoli e la pace nel mondo”. Al termine della sessione di lavori, Alessandro Gisotti ha raggiunto telefonicamente a Ginevra mons. Silvano Maria Tomasi, che domani pomeriggio risponderà alle questioni poste dal Comitato:

R. - L’incontro di questa mattina è stato molto aperto e abbastanza sereno. Adesso, stiamo preparando le risposte per domani dopo pranzo, in modo da chiarire da un punto di vista giuridico le responsabilità della Santa Sede sia nell’applicazione della Convenzione contro la Tortura, sia per quanto riguarda crimini commessi contro minorenni da parte di personale di Chiesa.

D. - Nel suo intervento introduttivo, lei ha sottolineato quanto la Santa Sede si sia impegnata - ovviamente non da adesso - contro la tortura…

R. - Io ho osservato che prima di tutto non bisogna fossilizzarsi sul passato ma bisogna tener conto delle misure prese negli ultimi dieci anni, sia dalla Santa Sede, sia dalle Conferenze episcopali per prevenire abusi sui minorenni e per aiutare le vittime. Secondo, ho detto anche che bisogna tener conto di una distinzione giuridica importante: quello che è responsabilità della Santa Sede verso lo Stato della Città del Vaticano per il quale ha firmato questa Convenzione contro la Tortura, e quello che è il ruolo morale della Santa Sede verso tutti coloro che si dicono cattolici. Sono due cose diverse: la giurisdizione legale e la responsabilità morale. Terzo punto è che noi affronteremo tutte le questioni nel miglior modo possibile in modo da creare un dialogo costruttivo e non un confronto basato su alcune asserzioni che alle volte le Ong mettono in forma molto polemica e che sono poi usate come informazioni accurate, anche se qualche volta non lo sono...





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